L’OMBRA DELL’OGGETTO di Christopher Bollas


Torna per i tipi di Raffaello Cortina Editore un importante testo di Christopher Bollas, fra i più autorevoli psicoanalisti della scuola inglese: L’ombra dell’oggetto (253 pagg., euro 25). Pubblicato in Gran Bretagna trent’anni fa, è ritenuto fra i classici della lettertura psicoanalitica. Al centro dell’indagine di Bollas la modalità del soggetto di registrare le proprie esperienze dell’oggetto: “Questa – scrive Bollas – è l’ombra dell’oggetto che ricade sull’Io lasciando tracce della sua esistenza nell’adulto”. L’autore propone una ricognizione di alcuni fra i più significati “topoi” della psicoanalisi, dal rapporto madre-bambino, al transfert e controtransfert, all’autoanalisi, muovendosi su un crinale assai sottile e impervio: quello fra conscio e inconscio.

La scuola britannica, da Winnicott alla Klein a Bion, si è sempre molto concentrata sui rapporti oggettuali. E Bollas non si sottrae a questo mood: “Fin da quando ho iniziato il mio lavoro  con i bambini autistici, la comprensione dell’essere attraverso i rapporti oggettuali mi ha interessato tanto quanto il contenuto narrativo…Il bambino autistico non può dire come si sente, può solo offrire indicazioni e ci riesce bene se il terapeuta è disposto a farsi usare come oggetto”.

Ma la riflessione di Bollas si estende dall’autistico al bambino in generale, restando, anche se solo parzialmente, nel filone winnicottiano: “Il vero Sé – scrive – non va identificato come fa Winnicott, con l’Es e differenziato dall’Io”. Qui prende forma per Bollas il concetto di “conosciuto non pensato” che evidentemente non può essere l’Inconscio. Il bambino è portatore di identificazioni proiettive da parte dei genitori, le vive come natura del proprio essere ma “non è capace di portare al pensiero e alla parola questo atto psichico”. E ancora: “In ciascuno di noi c’è una scissione fondamentale tra ciò che pensiamo di sapere e ciò che sappiamo ma non potremo mai pensare. Nel corso del transfert e del controtransfert lo psicoanalista può riuscire a facilitare il passaggio del conosciuto non pensato al pensiero, e il paziente può riuscire a pensare qualcosa sul suo essere che non era mai riuscito a pensare prima”. “Ma prima o poi – è la conclusione tra l’amaro e il realista  di Bollas – tutti gli analisti falliranno nell’impresa di trasferire il conosciuto non pensato al pensiero”.

Testo non facile, questo di Bollas, in cui teoria e pratica analitica si integrano in una narrazione della psicoanalisi che può essere più o meno condivisa, ma che mantiene intatta tutta la sua capacità attrattiva a trent’anni dalla prima edizione.

 

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