L’ALTRA FACCIA DELL’UNIVERSO di Luca Amendola

Da moltissimi anni gli scienziati si arrovellano su materia ed energia oscura, da quando ci si è resi conto che nel complesso intreccio di forze che governano l’universo la materia visibile non è l’unico elemento determinante. Tutt’altro: ciò che vediamo non è che un misero 4,8 per cento dell’intero universo. Il resto si divide, neanche tanto equamente, tra materia oscura (26,7 %) ed energia oscura(68,5). Ci racconta quest’avventura nei misteri del cosmo Luca Amendola, professore di fisica teorica all’università di Heidelberg, in Germania, nel suo libro “L’altra faccia dell’universo”, edito da il Mulino (pagg. 167, euro 14).

Ad affrontare con solidità teorica convincente il mistero della materia oscura – ci racconta Amendola – fu nel 1933 uno scienziato svizzero, Fritz Zwicky, professore al Caltech di Pasadena: “Zwicky misurò la massa dell’ammasso della Chioma di Berenice esaminando il moto delle sue galassie e concluse che la massa necessaria per tenere legate le galassie doveva essere circa 150 volte di quella contenuta nelle stelle visibili”.Ma la “conversione” finale da parte degli scienziati all’esistenza della materia oscura arrivò negli anni 70. Una astronoma statunitense, Vera Rubin, scoprì che “la velocità di rotazione delle galassie spirali richiedeva quasi dieci volte più massa di quanta se ne osservava”. Accertata sia pure in modo indiretto l’esistenza della materia oscura, Amendola passa ad analizzarne la consistenza: di che cosa è fatta? Distribuita in grandi aloni, non formata da atomi, “è trasparente, ovvero elettricamente neutra, altrimenti assorbirebbe la luce delle sorgenti celesti che invece riceviamo senza nessun segno apparente di interferenza”. Dunque particelle neutre, stabili, diffuse intorno alle galassie, “particelle massive a interazione debole”.

Con la comparsa di quest’ ingombrante attore nella vita dell’universo, ci si dovrebbe aspettare che l’espansione dell’universo rallenti per la forza di gravità che materia oscura e materia visibile esercitano fra loro. Niente di tutto questo: l’espansione procede a ritmo sostenuto, addirittura le galassie stanno accelerando con una velocità passata da 67 a 73 chilometri al secondo. E qui entra in ballo la costante cosmologica, messa a punto da Einstein per far tornare i conti della relatività generale e bilanciare la gravità, rendendo l’universo stabile. I fisici contemporanei l’hanno “recuperata” come campo antigravitazionale che provocherebbe l’espansione dell’universo. Una sorta di energia del vuoto  che continua ad allontanare le galassie l’una dall’altra.

Appare chiara la difficoltà degli scienziati di decifrare questo che sembra essere uno dei più grandi misteri dell’universo: non ci sono ancora evidenze dirette dell’esistenza della materia oscura, ma come spesso accade in fisica, i fisici teorici spesso anticipano anche di molti anni le verifiche dei loro colleghi. Non si pensi perciò di trovare nel libro di Amendola risposte definitive che per ora nessuno è in grado di offrire: resta però intatto il piacere (ma anche talora la difficoltà per i non addetti ai lavori) di addentrarsi in compagnia dell’autore nei misteri dell’universo, un viaggio intellettuale di grande fascino perché, come dice Amendola: “Non ho idea se ci sia speranza di un mondo in pace e libertà. Ma non saprei dove cercarla se non nella scienza”.

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