TRE CARATTERI, Narcisista, borderline, maniaco-depressivo di Christopher Bollas

Christopher Bollas non smette di stupirci anche quando si limita a saggi di grande brevità. L’ultima sua creatura, appena 166 pagine (Cortina editore, euro 13) è sorprendente per concisione e al tempo stesso per profondità. Obiettivo puntato su tre tipi di carattere, come riassume il titolo: narcisista, borderline e maniaco-depressivo. Ritratti brevi ma estremamente incisivi: chi è Narciso? Lapidario e folgorante, a Bollas bastano poche parole per definirlo: è talmente preso dalla preoccupazione per se stesso che la relazione con l’altro diventa marginale. L’altro addirittura non esiste. Bollas distingue due  tipi, il narcisista positivo e quello negativo. Quest’ultimo scinde il Sé e i suoi oggetti in idealizzati e non: gli oggetti non idealizzati sono oggetti denigrati, che sono la base del razzismo e del sessismo in quanto parti non accettate del Sé.

Il narcisista positivo invece ha una disponibilità diversa nei confronti degli altri, una disponibilità che è comunque finalizzata alla soddisfazione dell’immagine che ha del Sé. Di fronte alla consapevolezza del vuoto interiore che spalanca la porta della depressione, il narcisista positivo può trovare sostegno nell’analisi, mentre il negativo mira a distruggere il maggior numero di parti della propria vita, persone incluse e quindi nel suo mirino tra queste c’è anche l’analista.

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OPERATORI E COSE – Confessioni di una schizofrenica di Barbara O’Brien

Tra i grandi misteri della mente ce n’è uno che più degli altri agita da sempre i sonni di psichiatri, psicoanalisti e quant’altri fra gli scienziati si sono occupati del comportamento umano. Parliamo della schizofrenia, un “buco nero”  che a più di cento anni dalla sua definizione (autore lo psichiatra svizzero Bleuler nel 1908) resta ancora per larga parte sconosciuto. L’orientamento prevalente, non da oggi, è che sia frutto di un mix di cause biologiche e ambientali: la farmacologia ha dato un contributo importante alla gestione dei sintomi, ma la terapia resta ancora una sorta di terno al lotto.

Le sue dinamiche restano fondamentalmente sconosciute, il distacco dal mondo reale segue strade diverse da soggetto a soggetto, la descrizione che fanno dei vari casi i terapeuti è sempre mediata perché frutto di un’osservazione dall’esterno. C’è però un’eccezione, caso probabilmente più unico che raro, che risale agli anni ’50: una testimonianza “dall’interno” della malattia tradottasi in un libro uscito negli Stati Uniti nel 1958 e che oggi Adelphi (pagg. 251, euro 19) propone ai lettori italiani, dal titolo “Operatori e cose, confessioni di una schizofrenica”. Continua a leggere

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IL FRIGORIFERO DI EINSTEIN di Paul Sen

La genialità di Albert Einstein è ovviamente fuori discussione. Le sue teorie
hanno impresso una svolta senza precedenti alla fisica moderna, ma pochi sono a conoscenza della sua straordinaria versatilità e curiosità verso aspetti anche apparentemente minimali della scienza applicata. Nel 1926 Einstein lesse su un giornale di Berlino che una famiglia era morta a causa delle esalazioni emesse da un frigorifero difettoso. La notizia lo colpì al punto da indurlo a mettersi a studiare e progettare frigoriferi più sicuri, il che gli procurò finanziamenti da parte della AEG e della Elettrolux.  Vale qui la pena di ricordare che, ancor prima di dare alla luce i suoi articoli sulla fisica e sulla relatività ristretta, Einstein aveva pubblicato tre articoli sulla Termodinamica, “la sola teoria fisica di contenuto universale – aveva scritto nel 1949 nelle su Note autobiografiche –  che, sono certo, non sarà mai sovvertita”. Continua a leggere

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RELATIVITA’ GENERALE di Carlo Rovelli

La teoria della relatività generale vede ufficialmente la luce nel 1916, undici anni dopo la pubblicazione (1905) da parte di Einstein della teoria sulla relatività ristretta. Il terreno in cui si avventura in questo intervallo di tempo lo scienziato è ben più impervio: se nell’elaborazione della relatività ristretta gli elementi empirici a sua disposizione erano stati molti, grazie anche alle scoperte nel campo dell’elettromagnetismo, i dati disponibili per la costruzione della relatività generale erano assai pochi.

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ARCIPELAGO N di Vittorio Lingiardi

Quando pensiamo ad un soggetto narcisista ci figuriamo una persona innamorata di sé, della propria immagine (il mito di Narciso docet), ansioso di piacere agli altri, di essere ben accetto. E fin qui nulla da obiettare. Ma le sfaccettature del narcisismo sono molte, spesso sfuggenti al senso comune come ci ricorda lo psichiatra e psicoanalista Vittorio Lingiardi nel suo “Arcipelago N – Variazioni sul narcisismo” edito da Einaudi (124 pagine, 12 euro). Si parte intanto dall’assunto che non esiste solo un narcisismo patologico: c’è anche un aspetto sano, coincidente con una equilibrata fiducia in se stessi, con l’accettazione dei propri limiti, con la capacità di tollerare le frustrazioni. Sono decisivi in proposito  gli anni della prima infanzia e delle relazioni con i genitori, determinanti nel far pendere la bilancia verso un equilibrio psichico della persona  o invece verso situazioni patologiche più o meno gravi. Continua a leggere

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DOTTOR KERNBERG, A COSA SERVE LA PSICOTERAPIA? di Manfred Lutz

Otto Kernberg è una figura tra le più eminenti della psicoanalisi mondiale. Novantadue anni,  origini austriache con cittadinanza statunitense, insegna psichiatria al Cornell University Medical College di  New York. E’stato inoltre presidente onorario e didatta dell’International Psychoanalytical Association (IPA). Autore di importanti saggi su temi come i disturbi della personalità e il narcisismo, dismette per una volta i panni del cattedratico di fama per sottoporsi ad un’intervista sull’utilità della psicoterapia. Autore dell’intervista Manfred Lutz, 67 anni, tedesco, anche lui psicoanalista oltre che teologo. Il tono è leggero, divulgativo, ricco anche di risvolti autobiografici. Il libro, edito da Cortina (235 pagine, 19 euro), si articola in due parti: la prima è strettamente dedicata al leit motiv dell’intervista, l’utilità della psicoterapia, la seconda è  biografica ma non in maniera esclusiva. Continua a leggere

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CAPISALDI DELL’INSEGNAMENTO DI LACAN di Jacques-Alain Miller

Jacques Lacan  ovvero dell’incomprensibilità. Hanno un bel dire i suoi epigoni che si tratta di un falso problema. Chiunque, tra i non addetti ai lavori, si sia cimentato con un Seminario, avrà avuto serie difficoltà  nell’addentrarsi nel linguaggio assolutamente oscuro dello psicanalista francese. Va dato perciò atto alla casa  editrice Astrolabio di una lodevole iniziativa culturale: la pubblicazione a inizio anno dei “Capisaldi dell’insegnamento di Lacan – L’orientamento lacaniano”, una “vulgata”  della teoria psicanalitica lacaniana di Jacques-Alain Miller, curata da Antonio Di Ciaccia.  Continua a leggere

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INQUIETANTI AZIONI A DISTANZA di George Musser

La località  è il concetto  base  che  ci consente  di  avere  una  percezione chiara di ciò che ci circonda: gli oggetti possono influenzarsi reciprocamente solo se sono in contatto diretto. Quel che accade in un determinato momento ha una causa precisa situata nello spazio e nel tempo. E’ un concetto semplice, ereditato da duemila anni di pensiero scientifico-filosofico. Ma, come ci spiega George  Musser,  studioso di Geologia planetaria alla Cornell University nel suo libro “Inquietanti azioni a distanza” (Adelphi, pag. 348, euro 28) la fisica quantistica tra le tante “stranezze” che ci ha posto davanti agli occhi, ha scoperto anche la non-località: in alcune situazioni due particelle autonome si comportano come fossero una coppia, con comportamenti inaspettatamente coordinati. L’entanglement, letteralmente legame inestricabile,  è la parola che riassume questa singolare situazione. George Musser ci racconta la sua incredibile esperienza nel laboratorio del professor Enrique Galvez alla Colgate University ad Hamilton (New York): Galvez ha messo a punto un apparato in grado di “sparare” coppie di fotoni attraverso due filtri polarizzanti regolabili, come fossero monete per giocare a testa o croce. Continua a leggere

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TEMPO D’ANALISI Paradigmi junghiani comparati

A otto anni dalla venuta alla luce del primo volume, Tempo d’Analisi prosegue con immutata regolarità le proprie uscite, testimonianza che anche in tempi di crisi c’è chi riesce a tenere la barra dritta nel mare in tempesta. E’ il caso del fondatore della rivista Antonio Vitolo, analista junghiano  past president e didatta dell’AIPA fino al 2017 e dal 2018 docente del CIPA: nell’ultima sua creatura, edita da Aracne, ci consegna una profonda riflessione che spazia dal ruolo centrale della funzione visiva agli studi più avanzati delle neuroscienze sulle tracce delle formazioni oniriche.  Continua a leggere

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MASSA di Jim Baggott e QUANTI di Terry Rudolph

Chi ha letto  Origini  di  Jim  Baggott  non  potrà  perdersi  Massa (pagg. 287, euro32) l’ultima creatura dello scienziato inglese pubblicata da  Adelphi. Se nel libro precedente Baggott si era soffermato dettagliatamente sulla nascita dell’universo e quindi della Terra, nel nuovo sceglie di  approfondire il tema della massa, non trascurando comunque riferimenti ai fondamentali della fisica subatomica. Lo fa attraversando diacronicamente le varie teorie che si sono succedute nei secoli, a partire dal concetto di atomo di Leucippo, Democrito ed Epicuro. La massa come qualità della materia: duemila anni fa gli atomi erano considerati i componenti ultimi, i mattoni indivisibili della materia.  Per secoli e secoli saranno i filosofi a scandagliare il mistero della massa, fino ad arrivare a Isaac Newton: a lui si deve il primo autentico salto di qualità, che si concretizza nella legge di gravitazione universale.

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