IL CAMPO ANALITICO E LE SUE TRASFORMAZIONI di Antonino Ferro e Giuseppe Civitarese

IMG_0037 (2)Il campo nella teoria psicoanalitica è una nozione mutuata dalla fisica, a conferma dei legami che intercorrono, anche metodologicamente, fra le due discipline. Il campo elettrico indica un’area più o meno vasta in cui si manifestano forze generate da una carica. E’ la sua totalità dinamica che ha indotto Antonino Ferro (presidente della Società psicoanalitica italiana) e Giuseppe Civitarese, (anche lui psicoanalista della Spi) a riprendere la lezione bioniana e ricorrere a questa metafora per inquadrare il rapporto analista-paziente in un denso libro edito da Cortina e intitolato appunto “Il campo analitico e le sue trasformazioni” (182 pagine, 18 euro). L’intenzione, apertamente dichiarata, è di superare i classici concetti di transfert e controtransfert che vedono i due soggetti “di fronte, come due soggettività positive, pure, piene, separate, ciascuna in qualche modo del tutto “esterna” all’altra”.

I due autori citano in proposito T.H. Ogden che scrive: “Io credo che usare il termine controtransfert in riferimento a qualunque cosa l’analista pensi, senta, oscuri la simultaneità della dialettica di unità e dualità”. Nel campo invece si esalta la dinamicità che fa sì che ogni termine si definisca in relazione agli altri in un continuo e mutuo rinvio.

Ma il punto di riferimento è sempre e comunque Bion di cui si sottolinea il passaggio dal termine “inconscio” a quello di “inconsciare”, un salto forse con poco appeal dal punto di vista stilistico-linguistico, ma che ci rimanda immediatamente a una visione più dinamica della relazione analista-paziente per “meglio cogliere una processualità, un divenire”. Scrivono gli autori: “La TCA (teoria del campo analitico) nutre l’intento di far emergere nell’incontro con il paziente una storicità del presente, il modo in cui la relazione si modella istante per istante”.
E non è dunque un caso che il secondo capitolo del libro sia dedicato a un seminario di Bion a Parigi, “Le pietre hanno occhi”. E Bion torna nel settimo capitolo che s’intitola “La confrontazione nel modello bioniano del campo analitico”.
Ma gli autori ci invitano a non cadere nell’errore di dare al “campo” un valore ontologico. Si tratta piuttosto di uno fra i tanti modelli utili a definire la relazione interumana. “In analogia ai campi elettromagnetici e gravitazionali della fisica – spiegano – la teoria del campo analitico postula che tra paziente e analista si istituisca un campo di forze invisibili che influenzano potentemente la loro interazione…Una volta costituito, un campo acquisisce vita propria. Prescinde dai soggetti che gli hanno dato vita…Un campo psichico deriva dall’incrociarsi di reciproche identificazioni introiettive e proiettive..Si tratta di processi psicologici che si svolgono nelle menti di analista e paziente connesse l’una all’altra come due sistemi dinamici che interagiscono in tempo reale”.

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