RITRATTI DEL DESIDERIO di Massimo Recalcati

untitledLa crisi che da alcuni anni sta squassando le economie di tutto il mondo, e in particolare quelle occidentali, ha riproposto drammaticamente la capacità (o piuttosto l’incapacità) del modello capitalistico di dare risposte adeguate ai bisogni degli individui. Il tema, a dire il vero, è vecchio di decenni ma il ciclico tracollo delle economie riapre puntualmente la discussione. In prima linea, va da sé, c’è sempre la critica di stampo marxista, sia pure rivista e corretta alla luce di una storia che ha dietro di sé le macerie dei socialismi reali. Ma contributi importanti vengono dai più diversi settori della cultura e della società civile, inclusa la psicoanalisi: Jacques Lacan, padre della “Ecole freudienne”, in una conferenza milanese al principio degli Anni Settanta ammoniva che il discorso del capitalista era destinato a “scoppiare”, come ci ricorda l’analista lacaniano Massimo Recalcati nella sua ultima fatica editoriale “Ritratti del desiderio” (Cortina, pagg. 190, 14 euro).

La fede feticistica nell’oggetto, il suo godimento cinico e individualista, erano al centro della critica lacaniana che vedeva in questa rincorsa esasperata del piacere la morte del desiderio, apparentemente liberato ma in realtà spento, soffocato, ucciso. La grande abbuffata consumistica non può essere confusa con l’appagamento del desiderio che per sua natura – ci ricorda Recalcati – è paziente attesa, consapevolezza di una mancanza, è speranza, proiezione verso il futuro. Ma Il desiderio non ha una sola faccia. Recalcati ne individua dieci ritratti: due i poli, il desiderio egoistico del bambino geloso del fratellino appena nato che lo esclude dal godimento del seno materno costringendolo a rinchiudersi in se stesso, e il desiderio dell’Altro, aperto al rapporto con l’esterno attraverso la figura del Padre. Non più un bambino prigioniero dello specchio e del proprio narcisismo per l’esclusione dal godimento da parte del fratellino, ma un figlio che trova il riconoscimento del proprio essere nella parola del Padre. Il desiderio dell’Altro è il desiderio di avere un valore per l’Altro, quindi appunto un riconoscimento di sé attraverso la constatazione di quel valore.
Arriviamo così al nodo centrale del discorso amoroso: il mio desiderio di te passa per il desiderio che tu hai di me. Ma il desiderio è anche il desiderio di avere un proprio desiderio: la nevrosi – ci dice Recalcati – tende a schiacciarci sulla ricerca del riconoscimento ignorando la differenziazione tra noi e l’Altro. Nodo, quest’ultimo, fondamentale nel dipanarsi del discorso amoroso. Qui Recalcati, riprendendo Lacan, sottolinea la differenza abissale tra uomo e donna. Il desiderio sessuale maschile risponde a una struttura di tipo narcisistico, concentrato com’è su una parte, qualunque essa sia, del corpo femminile. Per Recalcati questo è “il tratto “idiota” del godimento fallico, godimento che si appoggia alla presenza feticistica dell’oggetto”. Diverso è l’atteggiamento della donna, il cui desiderio è essenzialmente domanda d’amore, di parole d’amore, “parole che talvolta la brutalità acefala del godimento fallico tende a ritenere superflue”. Scatta così inevitabile il corto circuito fra uomo e donna, due continenti – ci dice Recalcati – destinati alla deriva per reciproca inconciliabilità. Il rapporto uomo-donna può funzionare solo se l’uomo sa andare oltre il suo bisogno metonimico di una parte del corpo per il tutto o se la donna trova la forza di prestarsi al gioco dell’uomo trovando godimento nella propria posizione di oggetto del desiderio maschile.
Libro non sempre agevole per la complessità del linguaggio, “Ritratti del desiderio” rappresenta in conclusione una riflessione appassionante sulle dinamiche del desiderio e un approccio stimolante alla complessità dell’universo lacaniano.

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