DICIBILE E INDICIBILE IN MECCANICA QUANTISTICA di John S. Bell

untitledLa casa editrice Adelphi non ha mai puntato a una divulgazione scientifica “facile”, cui ha sempre anteposto il rigore e l’attenzione verso testi molto densi e impegnativi. Vale qui la pena di citare Giuseppe Trautteur, curatore dei temi scientifici per Adelphi, intervistato l’estate scorsa dal sociologo Massimiano Bucchi sul quotidiano La Repubblica: “…Benché siano inevitabilmente classificati come divulgativi, in realtà i nostri libri non sono poi tanto divulgativi. Si rivolgono allo “studioso della porta a fianco”, dicendo quello che sta facendo un altro. Abbiamo sempre cercato una sorta di intermediazione: il libro doveva essere leggibile dal lettore colto, ma anche corretto e aggiornato per il lettore specialista. Doveva far vedere al chimico che cosa fa il fisico, all’informatico che cosa fa il biologo”. E non può non rivelarsi “dura e pura” la scelta di pubblicare gli scritti di fisici che hanno fatto la storia della scienza del Novecento, da Feynman a Bell.

Non si sottrae a questa inesorabile regola “Dicibile e indicibile in meccanica quantistica” di John S. Bell. Il libro (390 pag., 32 euro) è indubbiamente fra i più impegnativi per il lettore medio, curioso della materia ma non esperto. Le formule matematiche sono parte integrante del testo e ovviamente prevedono un bagaglio di conoscenza assai specifico. Sollecitazioni e spunti arrivano comunque anche a chi non è a proprio agio fra i numeri. Si va dalla sovrapposizione degli stati quantistici (e ovviamente non poteva mancare il citatissimo esempio del gatto di Schroedinger) alla crittografia basata sul fenomeno dell’entanglement: in questo caso la sicurezza che nessuno possa accedere alla chiave, è data dal fatto che la chiave si rivelerà (meglio, esisterà) solo al momento della misurazione delle particelle da parte di uno dei due partner in comunicazione fra loro. Vari capitoli sono dedicati da Bell al paradosso EPR (dalle iniziali degli scienziati che se ne occuparono, Einstein, Podolsky e Rosen) con il quale i tre studiosi cercarono di dimostrare che la fisica quantistica era incompleta e avrebbe avuto bisogno di variabili aggiuntive, nascoste, per ristabilire causalità e località che erano state spedite, a loro giudizio inopinatamente, in soffitta dalla nuova scienza. Posizione non condivisa da Bell che difende a suon di formule il concetto di non località.
Tornano poi con frequenza nel libro le riflessioni sul concetto di misurazione e di soggettività e sul ruolo dello strumento nella teoria quantistica.
E’ uno slalom intellettuale molto impegnativo per il lettore, costretto a zigzagare nelle pagine fra riflessioni teoriche stimolanti ma comunque ardue, e formule impenetrabili ai più. Non potrà essere che lui a tirare le somme, voltata l’ultima pagina, di un’esperienza comunque avvincente.

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