TEMPO D’ANALISI Paradigmi junghiani comparati

A otto anni dalla venuta alla luce del primo volume, Tempo d’Analisi prosegue con immutata regolarità le proprie uscite, testimonianza che anche in tempi di crisi c’è chi riesce a tenere la barra dritta nel mare in tempesta. E’ il caso del fondatore della rivista Antonio Vitolo, analista junghiano  past president e didatta dell’AIPA fino al 2017 e dal 2018 docente del CIPA: nell’ultima sua creatura, edita da Aracne, ci consegna una profonda riflessione che spazia dal ruolo centrale della funzione visiva agli studi più avanzati delle neuroscienze sulle tracce delle formazioni oniriche. 

Segnaliamo ancora un significativo intervento della psicoterapeuta Mariateresa Coppola su “La prospettiva psicoanalitica dell’adozione”, inquadrata attraverso il filtro del mito di Edipo. <Il compito psicoanalitico è favorire una buona introiezione – spiega la Coppola – e circoscrivere il rischio che essa diventi aliena, potenziando la fecondità di una trasformazione da stigma a fondamento identitario> e ancora: <Il bambino non adottato con genitori biologici deve fare un lungo e faticoso lavoro per arrivare a integrare l’amore con l’odio verso i propri genitori. Lo può fare in quanto sicuro che quei genitori non spariranno. Per il bambino adottato questo compito può essere gravemente compromesso dai fatti della storia antica e dalle fantasie costruite su di essa. Il fantasma dell’abbandono è sempre dietro l’angolo>. Il filtro del mito di Edipo torna nell’intervento di Valentina Salvini sulla clinica dei migranti, psicologa a orientamento junghiano, con particolare riferimento a Neumann.

Da segnalare ancora un acuto intervento di Antonio Vitolo su Hermann Broch (“I sonnambuli”) ed Ernst Junger (“Il nodo di Gordio”), dettato dal serpeggiare fin troppo evidente nella società di pulsioni violente, dal fondamentalismo al sostegno di parte della politica all’esercizio privato della tutela della sicurezza in sostituzione del diritto/dovere statuale. <Una vita da sonnambuli, il ricorso all’arma privata – scrive Vitolo -, il silenzio dell’ignoranza e l’ignoranza della violenza e la violenza dell’ignoranza instillano in chi ancora riconosce il dubbio e la paura, il bisogno disperato di una preghiera che non sia ostentato baciar rosario impugnato come subdola arma, che non sia fondamentalismo radicato nell’odio, ma riconoscenza dell’idea di pace che illumina i diversi>.

Tra gli altri contributi ricordiamo le interviste di Vitolo al prof. Simone Arcagni, autore de  “L’occhio della macchina”, e al poeta e musicista Eugenio Lucrezi, la lectio magistralis di M. Ina Arnone sul tema “Ricci di mare, luce,  opsine. Cosa determina la forma di un organismo vivente?”, e ancora l’intervento di Angela Arsena su “Il nodo gordiano come sintesi indistricabile tra Oriente e Occidente”.

 

 

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