LA FISICA DEL NULLA di James Owen Weatherall

Quando parliamo di nulla non possiamo non pensare agli sconfinati spazi siderali, a quel vuoto immenso che separa un pianeta dall’altro, una galassia dall’altra, vuoto e silenzio assoluti. Tema indiscutibilmente di grande appeal che ha da sempre affascinato filosofi e scienziati. Ultimo ad occuparsene il fisico, filosofo e matematico James Owen  Weatherall, docente di Logica e Filosofia all’University of California in un libro edito da Bollati Boringhieri, “La fisica del nulla” (pag. 186, euro 22).

Il diciassettesimo secolo sarà ricordato come il secolo della nascita della fisica moderna, grazie a Newton e ai suoi “Principia”: la sua fisica prevede che i corpi occupino porzioni definite dello spazio, tra loro c’è il nulla, spazio vuoto.


Dovremo aspettare l’inizio del Novecento perché i “Principia” vengano messi in discussione, anche se la fisica newtoniana continuerà ad esercitare la propria influenza a livello scolastico fino ai giorni nostri. E sarà Albert Einstein, chi se non lui, a sconvolgere il panorama scientifico con la teoria della relatività. Qualche decennio prima Maxwell aveva però aperto una prima breccia nella teoria del vuoto con la scoperta del campo elettromagnetico: serviva nello spazio una sostanza impalpabile e invisibile, chiamata etere, le cui vibrazioni consentivano al campo elettromagnetico di esercitare i propri effetti, anzi il campo era costituito dalle vibrazioni dell’etere.
La rivoluzione di Einstein cancellerà anche la teoria di Maxwell: non è l’etere a vibrare, ma lo stesso campo elettromagnetico che prende appunto il posto dell’etere. Tutto lo spazio è permeato dal campo elettromagnetico, anche laddove non produce effetti: questo non vuol dire che dove non ci sono effetti non c’è nulla, ma più semplicemente che l’intensità del campo è pari a zero.
La fisica delle particelle si spinge ancora più in là: lo stato di vuoto diventa un altro stato della materia. La posizione delle particelle in una certa porzione di spazio non è altro che una probabilità, parlare di presenza reale di corpi a questo punto non ha più alcun senso.
Non è facile seguire la traccia che Weatherall segue presentando le varie teorie, intrecciandole fra loro con passaggi che risulteranno arditi per il lettore non esperto. Ma è un percorso che merita comunque di essere affrontato.

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