TEMPO D’ANALISI – Paradigmi junghiani comparati

“Tempo d’analisi” compie cinque anni. Nel dare notizia nel 2015 dell’uscita del quarto numero (incluso il numero zero) parlammo di scommessa vinta. La rivista di psicoanalisi fondata dall’analista junghiano Antonio Vitolo (già presidente dell’Aipa) aveva lasciato il porto e si era avviata in mare aperto. Oggi, a distanza di altri due anni, si può dire che la navigazione proceda con il vento in poppa: sono usciti con cadenza regolare altri quattro numeri facendo della rivista un punto di riferimento sicuro nel panorama dell’editoria psicoanalitica.

E’ di quest’anno l’uscita del numero 7: segnaliamo tra i testi più significativi l’intervista di Vitolo al professor Giovanni De Luna, stimolante riflessione sulla guerra e sull’ipotesi della sua non ineluttabilità; l’intervento di Laura Brachetti sull’uso dell’I Ching in Bernhard; la recensione di Germana Aiello del carteggio tra Freud e Binswanger.

Ma ci piace focalizzare l’attenzione sull’intervento del fisico Tiziano Cantalupi e di Donato Santarcangelo, psicoterapeuta junghiano, autori del libro “Psiche e realtà”, edito da Tecniche Nuove. L’articolo s’inserisce, ultimo in ordine di tempo, nel filone aperto (o forse meglio, riaperto) qualche anno fa in Italia dal filosofo  della scienza Silvano Tagliagambe e dallo psicologo analista Angelo Malinconico sul tema della sincronicità (Pauli e Jung – Un confronto su materia e psiche, Cortina editore) e seguito dal carteggio fra Jung e il Nobel per la fisica Pauli (Jung e Pauli, il carteggio originale, Moretti e Vitali editori).  Come scrive Antonio Vitolo nell’introduzione all’articolo, “gli autori propongono l’equivalenza tra la dimensione quantica e il concetto di psicoide, postulando il primato della spiritualità quale dimensione emergente in forma archetipica”.

Per entrambe le coppie di autori (nonché ovviamente per Jung e Pauli) il rapporto fra psiche e materia è talmente stretto da sfociare in un “continuum”, ma Cantalupi e Santarcangelo cercano di andare oltre: a loro parere Tagliagambe e Malinconico sono ancorati alla  matrice epistemologia kantiana, un’impostazione conoscitiva che mantiene il soggetto della conoscenza separato dall’oggetto: “Ci pare – sottolineano – che l’impostazione junghiana miri piuttosto a una totalità, tendente in certi risvolti a un olismo quasi a matrice spirituale”…Ci pare che Tagliagambe e Malinconico vogliano arrivare all’ipotesi che Jung abbia voluto (solo) spostare un po’ più avanti la rigida linea di demarcazione fissata da Kant”.

Va ricordato a questo punto che il numero precedente di Tempo d’analisi aveva ospitato un intervento di Tagliagambe e Malinconico, sintesi del loro libro “Pauli e Jung, un confronto su materia e psiche”. Il dibattito è naturalmente tutt’altro che concluso, il tema è tra i più attuali e va dato atto a Tempo d’analisi di averlo saputo efficacemente rilanciare.

 

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