PARANOIA. LA FOLLIA CHE FA LA STORIA di Luigi Zoja

75L7DYQSLa paranoia come filtro di lettura della storia. Un’operazione suggestiva che lo psicoanalista junghiano Luigi Zoja compie nei confronti del Novecento, a partire dalla prima guerra mondiale per arrivare fino ai giorni nostri. Paranoia, dunque, come humus particolarmente fertile per i conflitti, concausa fra le più significative, quando non determinante come nelle tensioni a sfondo razzista che serpeggiano nella società contemporanea.

Le basi su cui poggia il libro (Bollati Boringhieri, pag.468, euro 25) sono a dire il vero più psichiatriche che psicoanalitiche. Il modello di riferimento è la follia di Aiace dalla omonima tragedia di Sofocle. La genesi e lo sviluppo della paranoia nel personaggio costituiscono la griglia interpretativa che Zoja fa calare sul ventesimo secolo e sui suoi attori principali, non senza essere passato per la scoperta dell’America da parte di Colombo, fino alla guerra civile americana e all’affare Dreyfus. Ma sarà l’Europa nel Novecento il terreno privilegiato per la paranoia collettiva, grazie al rapido attecchire del seme del nazionalismo.

A finire per primo sotto la lente d’ingrandimento di Zoja è il conflitto che insanguina l’Europa fra il 1914 e il 1918: l’assassinio dell’arciduca d’Austria da parte di nazionalisti serbi innesca un’escalation di sospetti negli Stati appartenenti alla Triplice Alleanza e alla Triplice Intesa. Quello che dovrebbe essere uno scontro circoscritto ad Austria e Serbia si trasforma in una valanga di proporzioni sempre più grandi attraverso le esitazioni, le incertezze e le paure del Kaiser Guglielmo e dello zar Nicola. Scattano le mobilitazioni preventive degli eserciti, i sospetti reciproci dei leader si diffondono fra le popolazioni grazie anche al crescente peso dei mezzi di comunicazione: il meccanismo paranoico è ormai inarrestabile.

Il virus si diffonde nel vecchio continente. La Germania, vinta e umiliata, cova rancori e desideri di vendetta che travolgono la giovane Repubblica di Weimar. Hitler e il neonazismo trovano la strada spianata: il delirio del Fuhrer si estende rapido alla nazione tedesca: la paranoia investe l’Altro in tutte le sue dimensioni, individuali (l’ebreo, lo zingaro, da annientare) e collettive (gli Stati europei, da sottomettere).

Paranoia, quella di Hitler, diversa – sottolinea Zoja – da quella di Stalin. La prima rivolta verso un nemico esterno, la seconda orientata dal sospetto verso gli uomini dell’apparato di governo dell’Urss, ciclicamente eliminati, e verso correnti politiche, categorie ed etnie che il dittatore georgiano riteneva un ostacolo alla realizzazione dei suoi piani. Dai kulaki ai trockijsti, agli ucraini, sono tanti i fantasmi che agitano i sonni di Stalin. Zoja passa al setaccio con minuziosità la seconda guerra mondiale, applicando la propria griglia  alle varie fasi del conflitto, fino all’ingresso in guerra degli Stati Uniti e alla tragica conclusione con le due atomiche sganciate sul Giappone.

La sensazione è che talora il meccanismo interpretativo sia a volte abusato, nel senso di ricondurre sempre e comunque alla paranoia ogni pulsione violenta che attraversi la storia. I soprusi del Potere non sono frutto esclusivo dei meccanismi paranoici, il lupo di Fedro che minaccia l’agnello non è paranoico quando formula accuse totalmente ingiustificate, sta solo abusando, lucidamente,  della propria forza per dare alla vessazione una parvenza di legalità. Resta comunque apprezzabile lo sforzo di Zoja di gettare luce sulle ombre più cupe del Novecento. Più spazio avrebbero però meritato gli ultimi anni a cavallo del ventunesimo secolo, segnati in Europa dalle nuove ondate migratorie e dal conseguente propagarsi di diffusi sentimenti razzisti spiccatamente paranoici.

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