RACCONTARE LA MALATTIA – Le nuove frontiere della medicina narrativa di Rita Charon

La psicoanalisi da oltre cento anni ha scritto un capitolo di straordinaria importanza sul potere terapeutico della parola nel mondo dei disturbi psichici. Una pratica terapeutica che, nel mare vasto delle correnti che a partire da Freud e Jung si sono diffuse, ha però sempre e comunque interessato la sfera psichica.

Questo fino a venticinque anni fa: nel 2001 Rita Charon, dottoressa internista e professoressa presso la Columbia University, ha pubblicato su Annals of Internal Medicine un articolo dal titolo “Narrative Medicine: Form, function and ethics”. Sono seguiti anni di studio e di elaborazione teorica dai quali è scaturito il libro “Raccontare la malattia- Le nuove frontiere della medicina narrativa” (Cortina Editore, pag. 320, euro 25).

“Uno degli obiettivi indifferibili in medicina narrativa – spiega la Charon – è quello di rivelare ai professionisti sanitari quanto tengano ai pazienti di cui si prendono cura. L’obiettivo che ne consegue è quello di far comprendere il potere della relazione transferale per il miglioramento della salute”. E a proposito di un paziente con una cardiopatia ischemica precisa:”Mi preparo a una lunga convivenza con lui: imparerò a memoria il suo numero civico, i nomi di tutti i suoi figli, le sue paure, le sue speranze. Grazie all’attenzione che io gli dono e all’autenticità che lui mi dimostra, cresciamo insieme in conoscenza, azione e grazia, sperando per il meglio, arrivando a capirci”.

Curare il paziente anche con la parola, attraverso uno scambio continuo tra il medico e il malato, uno scambio che in caso di patologie importanti, può durare anche anni: è questa la linea terapeutica che la Charon sostiene, ovviamente restando nei binari di una medicina sempre assolutamente scientifica dove non c’è posto per improvvisati guaritori.

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