FOLLIA E MODERNITA’ di Louis Sass

7UBN9LW1Il rapporto fra arte e follia è stato spesso analizzato da critici letterari e artistici con riferimento a questo o quell’artista. Louis Sass, professore di psicologia clinica all’università del New Jersey, ha allargato il tiro cercando un’affinità tra la schizofrenia e l’arte e il pensiero moderni. L’autore di “Follia e modernità” (Cortina, pag.492, euro 32) parte dalla considerazione che la schizofrenia non consista in un debordare degli istinti che travolgono la ragione, immagine legata a una visione romantica della malattia, quanto piuttosto al suo opposto: un progressivo raffreddamento dell’essere nel mondo.

Nessun eccesso di furore o di passione che offusca la razionalità, una concezione questa frutto di una sovrastima della ragione consegnataci dal pensiero filosofico a partire da Platone e Aristotele fino a Kant e Cartesio: il folle visto insomma come una personificazione della forza vitale.
A questa visione della follia Sass ne contrappone un’altra di segno opposto: se si trattasse, invece che un’alienazione dalla ragione, di un’alienazione dai sentimenti, dalle emozioni e dal corpo? Il mondo dello schizofrenico non è notturno ma meridiano. Lo schizofrenico è intrappolato in una sorta di vigilanza morbosa o ipercoscienza. Più apollineo che dionisiaco, per dirla con Nietzsche.
E questo – sottolinea Sass – è quanto accade nell’arte e nella letteratura più all’avanguardia del ventesimo secolo, l’epoca del modernismo. Schizofrenia e modernismo sono caratterizzati . Assistiamo a una perdita del senso di unità del sé e della sua capacità di azione efficace o volontaria. I romanzi di Virginia Wolf, di Ford Madox Ford e Nathalie Sarraute denotano “una frammentazione dall’interno che cancella la realtà e rende il sé una mera contingenza per il brulicare di eventi soggettivi tra loro indipendenti, sensazioni percezioni ricordi. Tra gli artisti c’è anche chi indulge al soggettivismo più estremo: l’attività umana è osservata con sguardo freddo e distaccato, che rifiuta ogni empatia”. La poesia di Mallarmé “è una letteratura dell’assenza: una poesia interessata ai suoi suoni e alla sua sintassi, che cerca di negare piuttosto che evocare un mondo di oggetti ed eventi esterni”.
La mimesi della realtà esterna passa in secondo piano insieme alla trasmissione di un messaggio etico, alcune forme d’arte scelgono la strada della autoreferenzialità, si guardano dentro accentrandosi sui processi della creazione. Calvino ad esempio in “Se una notte d’inverno un viaggiatore” costringe il lettore a focalizzarsi sulle convenzioni della narrazione invece che immergersi nella storia che periodicamente torna al punto di partenza. Per Valery “l’opera d’arte è una forma di dramma in cui la coscienza osserva se stessa in azione”.
E nella galleria di artisti proposta da Saas non poteva mancare il pittore Giorgio De Chirico: . L’artista narra di una visita a Versailles, e in questa narrazione Sass coglie affinità importanti con quel primo segno di malattia psichica che la psichiatria tedesca ha definito come . In questa fase il paziente non delira, anzi ha la sensazione di penetrare in profondità nell’essenza delle cose ma in totale assenza di senso. De Chirico mutuerà da Nietzsche il termine Stimmung per indicare l’umore che si accompagna allo “sguardo fisso”. Sass parla di , citando la Nausea di Sartre come l’esempio più forte. Passività e iperconcentrazione sugli oggetti gettano un ponte fra alcune modalità schizofreniche e il modernismo: Salvator Dalì non a caso parla di “metodo paranoico-critico” riguardo al proprio atteggiamento nei confronti della realtà.
Ma per Sass la “Descrizione di una battaglia” di Kafka ci dà l’evocazione più vivida dell’esperienza schizofrenica di tutta la letteratura occidentale. In questo scritto c’è di tutto – ci ricorda Sass – dalle esperienze di alienazione dal mondo e da sé, fino al trionfo solipsistico di breve durata e al crollo ontologico pervasivo, è l’intera evoluzione della malattia schizofrenica.
Il saggio nel suo complesso resta molto tecnico nel senso di un’assoluta attenzione agli aspetti psicopatologici, ma i continui rimandi alla cultura del Novecento ne fanno un’opera di grande suggestione e interesse per il lettore che scopre un nuovo modo di accostarsi ai grandi movimenti artistici del secolo scorso.

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