ROTTURE EVOLUTIVE Psicoanalisi dei breakdown e delle soluzioni difensive di Anna Maria Nicolò

Nel 1966, il 4 febbraio, usciva un disco singolo dei Rolling Stones dal titolo “19th nervous breakdown”: il testo parlava di una ragazza difficile e viziata, che non sapeva apprezzare la vita. Il “diciannovesimo esaurimento nervoso” dei Rolling fu naturalmente, quasi inevitabilmente, uno straordinario successo. Sono passati cinquantacinque anni da quel breakdown, che oggi ritroviamo in un contesto totalmente differente ma che non manca di suggestivi richiami. Parliamo del libro della neuropsichiatra infantile e presidente della Società psicoanalitica italiana Anna Maria Nicolò “Rotture evolutive” (Cortina Editore, 276 pagine, 24 euro) il cui sottotitolo “Psicoanalisi dei breakdown e delle soluzioni difensive” ci riporta al tema sempre attuale dell’adolescenza e dei suoi nodi, a volte inestricabili. Cinquantacinque anni dopo i Rolling, scopriamo che molta acqua da allora è passata sotto i ponti. L’universo adolescenziale è profondamente mutato, i temi di fondo non sono cambiati ma è sicuramente cambiata la modalità espressiva dei ragazzi, inevitabile riflesso dei mutamenti sociali e comunicativi.

Al di là di una casistica estremamente e inevitabilmente varia, c’è una costante nella metodologia terapeutica che la Nicolò definisce “psicoterapia integrata”: un team di colleghi con differenti competenze, dall’analista al farmacologo, allo psicoterapia per un lavoro con la famiglia ed eventualmente una comunità terapeutica.

Un ruolo fondamentale nei disturbi adolescenziali è giocato dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale. Come scrive la Nicolò “le vicissitudini edipiche sono al cuore di questo processo e sono presenti sia nell’adolescente sia nei suoi genitori”. Già, i genitori: oggi più di prima, la coppia genitoriale è coinvolta in questo processo, con comportamenti controidentificativi che si sostanziano nella messa in atto di una nuova adolescenza. Padri e madri si rispecchiano nel figlio adolescente, ne assumono comportamenti simili: nascono così relazioni con altri partner alla scoperta di nuovi aspetti della sessualità.

Ma è la civiltà dell’immagine a segnare più di ogni altra cosa gli atteggiamenti degli adolescenti: Instagram, TikTok, le chat stanno condizionando pesantemente le vite dei nostri ragazzi: “Sono mezzi – ci ricorda la Nicolò – attraverso cui l’adolescente di informa e si presenta, si esibisce e si spettacolarizzazione”. Si comunica essenzialmente attraverso il corpo e la sua immagine e nascono nuove patologie come i self cutting (tagli sul proprio corpo), tatuaggi e piercing, senza contare l’avanzare delle anoressie. Aumentano i disagi relativi all’identità di genere e alla percezione che se ne ha: l’omosessualità, giustamente sdoganata e sottratta all’etichetta di patologia, rischia però “a causa del politicamente corretto e della scelta del momento, un tipo di scelta alternativa che copre importanti disagi….La sessualità degli adolescenti – scrive ancora la Nicolò – è divenuta più precoce ma anche effimera e passeggera, basata sull’agire e sperimentare sensazioni piuttosto che costruire relazioni sentimentali”.

In questo marasma emozionale non sono pochi i ragazzi che non reggono la pressione, come evidenziano i casi clinici proposti da Anna Maria Nicolò: gli esiti sono depressione, violenza, anoressia, tutti tentativi di difendersi dal breakdown che ovviamente non portano a nulla. La soluzione, spesso faticosa e dolorosa, è di intraprendere un percorso terapeutico che permetta di ricostruire un’identità andata in frantumi.

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